il sogno di Claudio – racconto a due mani di Fabio Marras e Roberto Muntoni

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Era proprio qui che volevo arrivare!
Esclamò soddisfatto il Professore. Inutile ripetere tante volte lo stesso concetto se, chi ti ascolta, in realtà ha orecchi chiusi e sguardo verso un mondo tutto loro.
Ma quando pensi a quell’acquario di esperienze passate, nel quale nuoti ogni giorno…è come se fossi immerso in un’immensa ampolla d’acqua. -“La in fondo , lontano da me, vedo delle ombre di luce e figure indefinitamente impossibili, che si muovono fuori dal mio acquario”-pensa Claudio.
Intorno a lui solo il silenzio dell’immenso fluttuare di pensieri e ricordi lontani, tutto insieme, mescolato e ci nuota dentro, ci vive. Niente proviene dal di fuori, tutto è nient’altro che IO.
Il mondo tace, fa rumore solo il suo lento, calmo, liquido pensare. Se solo riuscisse ad imparare ad alzare la testa, vedere che sopra, su in alto, l’acquario é aperto… qualcuno glielo disse un giorno, ma non ci volle credere, magari si, smetterebbe di odiare quelle figure impossibili oltre il vetro del suo acquario.
L’alunno, prese ad agitare quel piccolo ricciolino, che pendeva lungo una fronte così giovane e fresca : nervoso, no! Non si direbbe, solamente un po’ incredulo verso coloro che lo guardavano come essere, mai provato a credere che il suo essere era vivere? Credo di no!
Credo che l’ultima cosa giusta, in questo dolce conoscere, sia quello di credere nella possibilità di un mondo dentro, senza restare immobili davanti alla vita.
Così pensò Claudio, il più piccolo, tutti intorno erano preoccupati per quello che non avevano. Ma lui, lui aveva capito.
Era l’unica soluzione al chiedersi cosa possa voler dire vivere. Vuol dire gioire per quello che si ha o per quello che per fortuna non ci è mai accaduto. Sciocco fare disgrazia per un semplice capriccio.
Esiste un IO e quelI’IO siamo tutti noi, è tutto ciò che vive e non vive, esiste e non esiste, nasce e cessa di essere.
Tutto siamo IO e IO è niente…
Il piccolo era consapevole che le sofferenze avrebbero fatto parte di lui, ma forse, decise, sarebbe stato meglio dar peso solo a ciò che gli avrebbe dato gioia. Fosse un semplice sorso d’acqua fresca
che potesse placcare la sua sete.
Aiuta sempre, non ferire mai, fu una massima che gli fece leggere
da un libro l’amico Giulio, quel ragazzino che ora, forse, non era più in classe con lui. Ma sempre era IO.
Giulio, il buon vecchio Giulio, potesse vederlo adesso. Sono lontani i giorni giocosi, quando spensierati girovagavano per il loro piccolo paese, così caldo sotto il sole estivo.
Ma adesso è lontano, anche Giulio, perso dentro qualche Bar, in qualche paese desolato.
Claudio pensò a come sarebbe ora la sua vita, con affianco il suo amico, IO, il suo unico amico.
I pensieri vennero disturbati da uno scricchiolare di tavole… qualcosa stava cedendo…un tremendo frastuono trapassò la sua mente pensierosa da sognatore, perso nel vuoto del suo immenso animo. Claudio non era più il piccolo Claudio, il Professore era sparito dal suo sguardo e l’acquario si era improvvisamente spaccato in innumerevoli schegge luccicanti, andando perdendosi lontano.
Ora Claudio, il Giovane Claudio, doveva sbrigarsi perché il letto l’aveva trattenuto più del solito e la sua ragazza l’avrebbe mangiato vivo! Con gesto atletico, scese dal letto e s’infilò veloce, pantaloni, t-shirt e le infradito gialle, comprate l’anno precedente in un mercatino in Grecia.
Troppo tardi per lavarsi i denti, una chewingum ed era pronto. La sua amata, gli aveva già fatto più di uno squillo per il ritardo. Non appena levò l’auto dal garage, partì spedito per piazza Dante, per un attimo arrivò il ricordo di Giulio. Impossibile dimenticare, inutile provarci. E lui sapeva bene cosa fare. Un sorriso gli balenò sul volto ancora assonnato, vivere e amare gli altri, amare tutto ciò che poteva fare. Questo era il modo migliore per ricordare quello scemo! Quello scemo di Giulio… quello scemo.
Claudio, tutto sommato, era arrivato nel luogo dell’appuntamento, solamente con dieci minuti di ritardo. Non molto, però certo non l’avrebbe risparmiato da una ramanzina, l’ennesima… iniziò a
preoccuparsi su cosa dire, e come scusarsi con Laura, si Laura, ma chi era Laura? Claudio, quando la vide, a stento la riconobbe, da tanto tempo si erano allontanati, il giorno non la riconobbe. Cosa non capiva Claudio?
Allora, le soluzioni erano due: o Claudio in realtà non s’era svegliato e ancora dormiva, o l’appuntamento in realtà, non era con Laura… magari poteva essere lei, ma non la vecchia Laura, insomma! Si fece conchiglia con le mani e si odorò l’alito… no, era sicuramente sveglio!
Allora chi aveva d’avanti a se? Stettero insieme per più di due ore, e quando finalmente si congedarono, Claudio non fu che felice di sedersi in auto e avviarsi verso casa. Per tutta la serata non aveva fatto altro che sforzarsi di essere simpatico e mostrarsi divertito ed interessato agli innumerevoli, noiosissimi aneddoti di Laura… vide un chiosco che dava sul belvedere, decise di prendersi una birra e berla d’avanti alle meravigliose luci della città. Riprese a pensare alla serata appena terminata. Com’era diventata brutta! In realtà non era minimamente cambiata, stesso fisico, stesse argomentazioni, carattere, modo di esporsi… era Claudio ad essere cambiato, era lui, che non rifletteva più allo stesso modo l’immagine di Laura, la luce era diversa, le figure distorte.
Lei non era più lei, perché lui era Finalmente Lui, gli piaceva pensare questo.
Le birre sul tavolino, erano ormai un numero troppo alto per una sola persona, sedici, sedici birre. Claudio decise di avvicinarsi alla ringhiera, per capire cosa fossero realmente quelle luci, prima così nitide, ora così sue. Claudio cadde, o forse si lasciò cadere, ignaro dell’altezza del belvedere, il suo pensiero si volse ad un’unica luce, una sola, quella che più di tutte gli ricordava quel pesciolino rosso che il babbo comperò per lui alla fiera d’estate tanti anni prima. Piccolo, piccolissimo, ma così grande nel suo ricordo… Giulio dove sei? Fu il suo ultimo pensiero. Claudio giaceva disteso a terra e presto fu circondato da tante facce e tante voci.
Qualcuno ha visto Laura?
Nessuno la vide, Laura fuggì. Non appena Claudio venne avvolto da quelle luci, scappo via, via dalla mente del giovane, scappò lontano da Claudio, scappo insieme alle paure, insieme alle ansie, alle gioie, le risate.
Forse Giulio non l’avrebbe rivisto davvero, forse Giulio era Laura, o Laura era Giulio. Il piccolo Giulio non potè più sorridere, non lo faceva da tanto,
Racconto a due mani, San Sperate (Ca) 16 Luglio 2004
Fabio Marras e Roberto Muntoni