Monthly Archives: ottobre 2011

VIDEO- Mediaset oscura il logo SKY anche quando ne utilizza parte della programmazione. di Fabio Marras

Durante Striscia la Notizia del 25/10/11 è andata in onda la “Classifica Nuovi Mostri”.

Alla posizione 6 è stato utilizzato un’estratto di XFACTOR in onda in esclusiva su SKY, canale skyuno.
Mediaset, pur utilizzando il prodotto di una tv concorrente, ha oscurato completamente il nome del canale SKYUNO, posizionandoci sopra il numero 5 della classifica.
Nella clip successiva il nome del canale (raidue) è visibile e il numero della posizione in classifica è stato spostato nel lato opposto dello schermo.
Casualità?

CLAUDINE, SIGNORA DELLE TIGRI – L’unica domatrice di tigri in Europa racconta il suo lavoro da paura. di Fabio Marras


L’amore per gli animali e le botte per gli animalisti

CLAUDINE, SIGNORA DELLE TIGRI

L’unica domatrice di tigri in Europa racconta il suo lavoro da paura

(versione integrale dell'articolo dell' 11/05/2009)


 

Claudia Laura è una giovane mamma che aiuta le sue tre figlie a studiare, prepara al marito un ottimo caffè con la moka e cura la casa.

Fin qui tutto normale, ma allo specchio, davanti al quale vuole restare sola nella sua concentrazione, si trasforma in Miss. Claudine, l’unica domatrice di tigri in Europa e alla domanda « Faresti mai la segretaria per qualche ufficio?», risponde ridendo «Ma scherzi?».

Claudine, come l’hanno sopranominata durante gli spettacoli in Francia «Non riuscivano a pronunciare Claudia» , racconta, è nata 31 anni fa in Romania, fin da ragazzina ha lavorato al circo permanente di Bucarest come trapezista. Quando a 17 anni si è trasferita in Italia, ha iniziato a lavorare con animali esotici. « In Italia ho conosciuto mio marito, domatore di tigri da 7 generazioni, all’inizio non voleva che facessi anche io la domatrice, adesso invece mi assiste durante lo spettacolo ed è sempre molto preoccupato» ammette senza mai smettere di sorridere.

Di solito, nell’immaginario comune si crede che le tigri e i leoni vengano sedati prima di ogni spettacolo, ma mentre chiedo conferma di ciò, Miss. Claudine scuote la testa e spiega che le tigri sono animali molto rilassati mangiano e dormono tutto il giorno, se le si dovessero sedare non si muoverebbero neppure.

Ma come fa una donna a stare da sola in una gabbia con sei tigri? Per chiunque basterebbe solo lo sguardo dei felini per capire che è meglio starne lontani. La risposta di Claudine è del tutto inaspettata «Amore».

«Non bisogna lavorare con aggressività», spiega,« Più li tratto bene più vengo trattata bene, non mi sono mai pentita di essere dolce con loro».

Forse è per questo che durante lo spettaccolo anzichè lo schiocco di frusta la si sente rivolgersi alle sue tigri con vezzeggiativi « Cucciolotta! Amore! Piccolina vieni qui da mamma!» come se Claudine non avesse davanti dei felini da 350kg ma teneri ed innocui gattini.


«Questo non vuol dire che non si debba fare sempre molta attenzione», precisa la domatrice «Non avere paura sarebbe da pazzi e non si deve mai essere troppo sicuri, sono pur sempre animali pericolosi», poi svela qualche segreto «Bisogna stare con loro da quando sono cuccioli, imparare a conoscerli, anche loro hanno i loro momenti no e le loro simpatie».

Stefano Rossi, il marito di Miss. Claudine spiega che quando sono nervose rizzano il pelo e portano le orecchie indietro e che «Bisogna fare attenzione anche agli spettatori, se sono indisciplinati le tigri si sentono minacciate e possono prendersela con la domatrice, perché sanno che è direttamente responsabile della loro incolumità».

Non sono mancati gli incidenti, lo zio di Rossi rischiò quasi di perdere una gamba in seguito ad una <semplice> zampata e la moglie fu attaccata da un cucciolo di un anno. Ma lei lo difende «Poverino però! Si era spaventato per un movimento brusco, ecco ho ancora la cicatrice».

Ogni mattina, quando Claudia si sveglia le tigri sentono la sua voce e fanno le fusa perché anche loro la amano e vogliono darle il buongiorno, per questo, quando sente parlare di giornalisti o animalisti anche a lei si drizza il pelo e si infuria « Si tende ad accusare senza cognizione di causa è giusto difendere gli animali maltrattati, un tempo chi protestava lo faceva in modo civile, ora si tende a reclutare ex galeotti. Spesso sono stata insultata, aggredita e ho rischiato una denuncia perché ho reagito e li ho riempiti di botte!», racconta la domatrice,« Non vogliono sentire ragioni, e mentre protestano indossano le loro belle scarpe di pelle. Una volta mi hanno intervistato e hanno scritto cose non vere, ricordo di aver sofferto molto perché nessuno può dire che tratto male le mie tigri. » Poi continua «In alcune città veniamo totalmente presi d’assalto dagli animalisti perché si tende a fare di tutta l’erba un fascio, poi dopo che vedono come vengono tenuti i nostri animali placano la loro ira».

A tal proposito interviene il marito, teme che in Italia la fine dei circhi con animali non sia troppo lontana « Sebbene lo stato tuteli e incentivi con sussidi i circhi, alcuni comuni, soprattutto del centro nord vietano il circo con gli animali, ma questo perché il circo è scomodo, affiggiamo molti manifesti, i cittadini buttano i volantini per terra e sporcano, devono mandare personale a controllare che nel circo sia tutto in regola e allora », accusa « Trovano più sbrigativo vietare il circo con animali, potremo fare ricorso, ma bisognerebbe spendere in avvocati, andare in causa e allora spesso lasciamo perdere», continua stringendosi le spalle, «Abbiamo girato tutta l’Europa con il circo della mia famiglia, il Ringland e ora stiamo per tutta l’estate in Sardegna ospiti del circo Castellucci, qui siamo sempre stati accolti con tanta gentilezza, ho molti amici qui in Sardegna».

Con aria preoccupata, Rossi rivela un’altro problema del mondo dei circhi « Anche se sono tanti i disoccupati, nessuno vuol fare l’operaio al circo» racconta ammettendo che sia un lavoro faticoso «Non sono mai riuscito a trovare un operaio italiano,gli unici che vengono a lavorare sono extracomunitari, abbiamo assunto indiani, africani, ragazzi dell’est. Quasi tutti, una volta messi in regola, scappano» e poi un altro ostacolo « Ogni anno si tenta di  emanare una legge per vietare gli animali nei circhi, a gennaio eravamo quasi pronti a chiudere, poi per fortuna la legge non è passata, noi con gli animali ci lavoriamo,così come l’allevatore lavora con i suoi animali» cerca di spiegare Stefano Rossi « D’altronde i cavalli utilizzati nelle corse non vengono sfruttati per denaro? Nei canili comunali c’è talmente tanto sovraffollamento nelle gabbie che quei poveretti soffrono davvero e che dire delle galline sotto luce artificiale per mangiare e ingrassare? Non sono anche loro dei poveri animali ? loro sono davvero maltrattati».

Mentre il marito parlava, lei, Miss. Claudine, coccolava e baciava i suoi sei angeli, al tramonto, terminato il numero delle tigri,la domatrice si inchina al suo pubblico e quasi con le lacrime agli occhi spera che quella non sia l’ultima volta che la facciano stare con le sue creature, e mostrando il sorriso sussurra come un appello a chi non può capirla «Io amo le mie tigri».

Fabio Marras


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fotogiornalismo Precario La storia di Salvatore


La triste condizione di chi svolge il lavoro che ama e la sua storia che nessun giornale vuole raccontare

Salvatore Moi è un fotografo di Cagliari,

Nel 2007 ha completato un corso di fotografia al Man Ray di Cagliari, ha collaborato con alcune agenzie e lavorato per Epolis Il Giornale di Sardegna.

Salvatore Moi

La sua storia parla per tanti altri come lui:

«Da luglio 2011 lavoro come fotogiornalista per un nuovo quotidiano sardo», racconta Salvatore, «Devo essere reperibile tutto il giorno, sempre a disposizione ma la reperibilità non mi viene retribuita, non ho ferie pagate, e non ho giorni di malattia retribuita».

Come spesso accade, se si svolge un servizio di cronaca e per priorità della redazione il servizio “salta”, ovvero non viene pubblicato,  sarà come se quel servizio non lo avesse mai fatto. Il danno è doppio, oltre a non vedersi pagato un lavoro che ha svolto, la benzina e il mancato guadagno che sarebbe derivato da un’altro lavoro che avrebbe potuto svolgere, non gli vengono riconosciuti.

«Uso la mia attrezzatura, se si guasta ne rispondo io, utilizzo il mio scooter, utilizzo il mio cellulare e non ho nessuna garanzia».

Certi mesi guadagna 200euro anche se è rimasto reperibile tutti i giorni del mese.


Questo perchè non ha un contratto ma è  libero professionista.

Salvatore è un libero professionista che fattura solo ad un quotidiano e fattura quello che gli viene detto di fatturare.
Ha provato diverse volte a chiedere l’assunzione ma non c’è stato niente da fare, « fuori c’è la fila per fare il tuo lavoro», gli viene risposto.

Ogni mese combatte per vedersi pagato quel poco che gli spetta perchè, oltre ad essere palesemente  un dipendente subordinato che riceve un trattamento da esterno, i pagamenti non arrivano.

Il 19 ottobre 2011 scrive su facebook :

“ancora soldi non se ne vedono, non capisco che sta succedendo a sardegna 24, sta per trascorrere un terzo mese, terza fattura che emetterò e terzo mese che non vedrò soldi, e i debiti del giornale verso di me aumentano, ma perchè non pagano e nessuno sa dare spiegazioni tutti tacciono. Ho saputo che i giornalisti a contratto sono stati pagati, ma noi collaboratiori esterni che siamo burdi. Perche ha loro si e ha noi esterni no?”

e ancora prima il 17 ottobre:

“non capisco perche ci sono persone e aziende, che pensano che io vivo di aria che possono chiedermi un qualcosa che ha che fare con la fotografia e poi a lavoro svolto, mi lasciano come un coglione a bocca aperta, prendendosi il lavoro, le foto e io nulla. ma che diamine questa gente: pensa io posso vivere di aria, che scatto foto per diletto tanto perche non ho nulla da fare nella vita. Voglio la giustidia dovina un fuilmine deve colpirli cosi non imbrogliano piu nessuno. Voglio i soldi che mi spetano adesso e immediatamente.”

Il 7 e l’8 ottobre, a Firenze si è tenuta la manifestazione “Giornalisti e Giornalismi, libera stampa liberi tutti”, nel corso della quale si è stesa la bozza del documento deontologico che, una volta approvato dal Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti, dovrebbe regolamentare i rapporti tra collaboratori e redazioni. Nel caso di un trattamento economico mortificante per la stessa dignità dei giornalisti precari, si avvierà un procedimento disciplinare davanti all’ Ordine dei Giornalisti .

Riporto il comma 2 dell’articolo 3  della carta di Firenze:

“Un giornalista precarizzato, poco pagato, con scarse certezze e prospettive e talvolta, per carenza di risorse economiche, anche poco professionalizzato, è un lavoratore facilmente ricattabile e condizionabile, che difficilmente può mantenere vivo quel diritto insopprimibile d’informazione e di critica posto alla base dell’ordinamento professionale”.

Forse c’è ancora speranza per tutti i Salvatore Moi d’ Italia, per ora però non ci resta che piangere.

Fabio Marras


 

foto S.M.

foto S.Moi

 

 

Studenti in corteo contro la Gelmini



Gli studenti Sardi sfilano in protesta contro l’operato del ministro Gelmini. 22 dicembre 2010

 

 

Allenamento del Cagliari Calcio al Poetto – Fabio Marras



Il Cagliari Calcio di Donadoni ha dato spettacolo allo stabilimento balneare “D’Aquila”.

Gli atleti hanno svolto il loro originale allenamento sotto gli occhi stupiti di decine di bagnanti.

 



KARATE-DO OLTRE LO SPECCHIO. La pratica come stile di vita. di Giorgio Marras

Karate-Do oltre lo specchio

Giorgio Marras

“Ora,se solo vorrai ascoltarmi….. ti dirò tutte le mie idee sulla Casa oltre lo specchio.”

“Prima di tutto c’è la stanza che vedi quando guardi nello specchio, è esattamente la stessa che c’è di qua solo che le cose vanno all’inverso…oh, Kitty, come sarebbe bello se solo potessimo entrare nella Casa oltre lo specchio!”

“Immaginiamo che ci sia un modo per arrivarci…”

“Immaginiamo che il vetro diventi soffice come un velo, così da poterci passare attraverso.”

“Ehi, ecco che si sta trasformando in una specie di nebbia! ”

(Lewis Carnol – attraverso lo specchio e ciò che Alice trovò di là)

 

A COSASERVE IL KARATE-DO?

Questa domanda prima o poi si pone a chi pratica da un po’ di tempo, ed è una domanda che sorge dal confronto tra le proprie aspettative e ciò che realmente avviene.

Cosa possiamo incontrare andando oltre la superficie sulla quale siamo abituati a riflettere il nostro karate-Do?

Diversamente da altre discipline che sono manifestamente orientate al combattimento sportivo o alla difesa personale, il karate-Do ha mantenuto un profilo più sfumato.

Accade quindi che il pubblico che si rivolge a quest’arte, sia estremamente eterogeneo, sia per quanto riguarda l’età, la preparazione fisica, eventuali precedenti esperienze in ambito marziale, sia soprattutto per quanto riguarda le aspettative ovvero quello che ciascuno verrebbe ottenere.

Chi cerca la salute, chi la capacità marziale, chi lo sviluppo spirituale; ognuno proietta nel Karate-Do le sue insicurezze, ognuno cerca per così dire di piegare il Karate-Do alle proprie esigenze personali.

Purtroppo o per fortuna, il Karate-Do ha una ben precisa struttura interna, poco visibile ad un primo contatto, ma molto vincolante; non vedendola si avrà una pratica totalmente inefficace, vedendola si tratterà di decidere che cosa e quanto investire di sé.

Se è vero che il Karate-Do significa “Arte Marziale fondata sul principio Supremo – (Do = Via)”non è presuntuoso che esso faccia ciò che vorremo noi?  Non sarebbe più onesto cercare di scoprire che cosa il Karate-Do vuole da ciascuno di noi?

 

DAL MITO ALLA REALTA’

Spostando la questione da ciò che noi vorremo a ciò che si vuole da noi (o da un altro punto di vista, da ciò che viene offerto), si fa piazza pulita di tutto ciò che si pensa o si è pensato del Karate-Do.

Si tratta di scegliere un sistema ed applicarlo con coerenza abbastanza a lungo da poterne apprezzare gli effetti.

Le figure quasi leggendarie dei grandi maestri in questo non ci aiutano molto; le straordinarie capacità che sono loro attribuite e che molto spesso sono documentate, ci fanno sentire inetti, ci fanno sospettare che qualche misterioso segreto sia stato nascosto, o qualcosa del genere.

Certamente è responsabilità di chi insegna, esplorare le tracce lasciate dai Maestri e accertarsi che il sistema che si propone sia efficace e fondato su basi solide.

Poi si tratta di incamminarsi ascoltando passo dopo passo ciò che il Karate-Do ci chiede di trasformare in noi stessi.

Ogni tanto qualcuno chiede:           “quanto tempo ci vuole per imparare il Karate-Do?”

La domanda va riformulata perché il Karate-Do non si impara perché non è una tecnica, ma un principio operativo della realtà.

Diciamo piuttosto che si impara a manifestarlo rimuovendo poco a poco ciò che ci tiene lontani.

Certo è che non ci si possono aspettare risultati profondi in poco tempo. Anche nel Karate-Do c’è l’apprendimento elementare, lo studio superiore, l’università, e poi il lavoro autentico su di sé.

La durata del corso di studi dipende interamente dall’impegno personale; nessun professionista, può aspettarsi di raggiungere una vera competenza in pochi anni lavorando un giorno o due a settimana!

Specchiarsi nel Karate-Do significa lasciare che esso ci mostri se stesso, come siamo e come via via diventiamo; il nostro esercizio personale ci fa da specchio, così come il nostro compagno o compagna di allenamento.

LA CORNICE

Lo specchio Karate-Do ha una cornice di foggia piuttosto antica, ma sempre attuale, che definisce le regole in virtù delle quali lo specchio stesso può funzionare correttamente senza distorsioni.

Il contesto creato da tali regole è definito Marziale ovvero collegato in modo più o meno diretto alla Via del Guerriero.

Analizzeremo altrove il senso della figura del Guerriero nel  mondo di oggi, qui mi limito ad enunciare la qualità primaria e fondante:           LA PRESENZA INTEGRALE– L’ESSERCI SENZA RISERVE.

Il praticante di Karate-Do deve essere presente con tutto se stesso, e quando lo è si aspetta che chi si allena con lui faccia altrettanto.

Chi combatte sul ring lo impara a suon di pugni; i militari delle unità speciali lo imparano in mezzo al fragore delle esplosioni, con le urla dell’istruttore nelle orecchie.

Noi non usiamo questi sistemi perché abbiamo bisogno di operare su frequenze più sottili, abbiamo bisogno di imparare il linguaggio dei segnali deboli, quelli cioè che ci parlano di ciò che accade all’interno piuttosto che di quello che si vede fuori.

 

IL SEGRETO DEI CORPI SPECIALI

Da questo punto di vista coloro che praticano il Karate-Do di qualità, costituiscono “un corpo di elite” l’appartenenza al quale è definita da quel particolare tipo di presenza che non può essere imposta ma, solo scelta consapevolmente momento per momento.

Anche il loro corpo fisico tende a diventare in un certo modo un “corpo speciale” non per effetto automatico dell’apprendimento tecnico, ma grazie a quel particolare modo di impiegarela Consapevolezzae l’Intenzione.

Questo forse è uno dei pochi segreti del Karate-Do, abbastanza profondo da modificare radicalmente la qualità della pratica ma ben custodito dall’apparente semplicità della sua formulazione (usare la mente, non usare la forza) e dalla sostanziale impossibilità del linguaggio di trasmettere un’esperienza che va un po’ al di là di quanto accessibile ai nostri cinque sensi esterni.

Così, accade spesso che, chi è abituato al “registro forte dell’arte marziale” non si sente motivato a lasciare la sicurezza di ciò che già conosce, e chi all’opposto non ha alcuna esperienza marziale esita a mettere in gioco con determinazione le proprie potenzialità.

In entrambi i casi si tende a stazionare in una sorta di inerzia di cui, beninteso, nessuno muore, ma che alla lunga dà la sgradevole sensazione di “esserci senza esserci”.

 

OLTRE LO SPECCHIO

Assumere la giusta presenza e specchiarsi nel Karate-Do è solo il primo passo, ma poi ci rendiamo conto che l’immagine che vediamo è pur sempre relativa, mediata dalle condizioni della nostra coscienza.

Allora può diventare interessante cercare un punto di vista radicalmente diverso e questo è ciò che definisco “attraversare lo specchio”.

Solo dall’altra parte, “nella casa oltre lo specchio” alcune verità del Karate-Do sono visibili e sperimentabili.

Il metodo per farlo è ben descritto da Lewis Carrol nella frase citata all’inizio, si tratta di rendere fluido e permeabile ciò che ordinariamente appare solido, e questo non ha nulla di misterioso o magico, fa parte integrante dell’addestramento tradizionale Karate-Do, ma richiede a sua volta metodi specifici di allenamento.

Giorgio Marras – Direttore tecnico A.S.D. Shin Ki Tai, via delle Rane 27, Cagliari

we have no budget for photos – Non abbiamo un budget per le foto


Di seguito riporto ciò che TONY SLEEP, un famoso fotografo Inglese, ha scritto nel suo Blog ( http://tonysleep.co.uk/node/687), denunciando la tendenza di molte aziende di richiedere lavori fotografici professionali in cambio di… visibilità. Ciò che scrive è molto interessante e rispecchia anche la realtà italiana. Potete trovare una traduzione in italiano qui

” I receive an average of 2 proposals a week from people who have “no budget”  for photographs. Book publishers, magazines, newspapers, charities, corporates and start-ups nowadays all believe that photos are cost free, or that they are doing me a favour by offering to use my work and giving me a byline.

I no longer reply to such inquiries except by linking to this text.

Let’s be clear about a few things:

“No budget” is a euphemism for “we think photographers are mugs”. This offensive interpretation can easily be verifed by trying the phrase at your local restaurant, eg “I have no budget for dinner but I’d like to eat”. Adding a promise to tell all your friends where you ate will not deflect your head from the kerb as the manager throws you out.

Now imagine being a restaurant where  most people who come through the door try this on. The answer is NO, and I am being excessively polite.

If you didn’t really mean it and your “no budget” claim was just an opening bid, the answer is still NO. I want nothing to do with greedy opportunists who try to commence a negotiation with a lie. You have already demonstrated you cannot be trusted. You probably won’t be honest about usage, and will try not to pay.

And if you were one of those promising lots of better, paid work later, if only I can help you out now,  offer a contract else I’ll know you’re talking bullshit and the answer is of course NO.

You see I don’t want your stinking “exposure”, I want mutually beneficial, productive relationships with clients. I try to behave with  integrity, honesty and fairness, and I expect clients will do likewise. Exposure is the end of that process, not a means. Similarly with bylines.  I don’t require applause earned by being a sucker. If free matters more than good, ask someone else.

Like most people I work because I need to pay bills and support myself, my work and my family. The fact that I love what I do is why I have spent 40 years persevering whilst going without stuff most people take for granted. Vocation is not an invitation to disrespect.

Unsurprisingly I will not support parasitic business models that rely on exploiting photography, or me,  to extinction. With very rare exceptions (small charities run by unpaid volunteers that I choose to support) I have no budget for subsidising other peoples’ work and profitability. Supporting my own is next to impossible thanks to the current vogue for passing off exploitation as opportunity.

When I can afford it, I will drop a few quid into a charity box or give to a homeless person on the street. I regularly work for charities at a discounted rate. I look after baby birds that have fallen out of nests. I am a generous, kind and loving human being. But I  make an exception for salaried beggars who ask me to stuff a bundle of tenners in their pocket. They just piss me off. Especially when they insult me by telling me my life’s work is jolly nice but worthless.

I have had the most amazing conversations with numerous chancers who think decent photos are just some sort of serendipity that they should be entitled to freely earn off because electrons don’t cost much. One woman, a CEO of a £3.3m/yr organisation, explained that they like to use photos on their website because readers tell them that images communicate on a more accessible level than the text she commissions from her paid writers. So the value of photos was not in question. But she could not understand that perhaps she ought to use some of her £160,000 year website budget (I looked up their accounts on the web) to pay for photos. She could not understand that the photo she wanted to use only existed because I had invested time and money and learning in creating it. “Most photographers are happy to let us use their work for free”. Oh no they aren’t. They just didn’t go and look at her accounts and see that this woman was on £66k a year salary and ask why she didn’t work for the same rate she was shamelessly demanding.

Supply without payment is, of course, only viable for hobbyist photographers who don’t need an income from their photography. They have salaried jobs, pensions or private incomes, or perhaps suicidal romantic tendencies. I do not. They have a selfish attitude to destroying the sustainability of photography as a profession which they call “beating the pro’s at their own game”. Moreover a byline might appeal to their idiot vanity. I suggest you ask one of them. Alternatively find a new graduate or student to exploit – they are desperate and naive, and you have the opportunity to add to their crippling student debt by saving yourself a few quid.

If all this  means you can’t source the images you want, that is just tough. I can’t source free cameras, computers, software, food, housing, fuel, either. If it’s all so damn easy and cheap, go and make your own photos.


If all this offends you, best stay away from mirrors too. ”

TONY SLEEP 

 

OFFERTA non sempre significa RISPARMIO

Esempio di come un Ipermercato può attirare l’attenzione su un prodotto senza variarne il prezzo.

Secondo la mappa mentale della maggior parte dei clienti la parola OFFERTA equivale a SCONTO. E’ un collegamento che viene fatto automaticamente perchè abitudinario.
In realtà tutto ciò che è in vendita è OFFERTO ad un determinato prezzo.
Notare come in questo video, lo stratagemma ( forse moralmente scorretto e un po’ borderline ) è applicato su dei beni di impulso.


Questo video non vuole essere un’accusa ( o forse si? ), ma una semplice osservazione su una fattispecie comune a molti, non possiedo titoli di studio che mi specializzano su Marketing o comunicazione, perciò ben vengano osservazioni da professionisti del settore.
Grazie
Fabio

 

Start!!

Ciao a tutti,

con questo saluto si apre una sezione che ho voluto denominare “ARTICOLI”.

Lo scopo è quello di dare la possibilità a chi ne avesse il piacere, di scrivere  un’articolo su un argomento di sua competenza.

Se anche tu vuoi raccontare qualcosa che potrebbe essere utile agli altri, inviami il tuo pezzo e una tua fotografia.

Fabio

We are using cookies on our website

Please confirm, if you accept our tracking cookies. You can also decline the tracking, so you can continue to visit our website without any data sent to third party services.